Recensione Libro: Metamorfosi. Schegge di violenza nel nuovo cinema giapponese

L’immagine di copertina è tratta dal film Organ di Fujiwara Kei

Autrice: Maria Roberta Novielli 

Editore: Epika Edizioni

ISBN: 9788896829066

Anno: 2010

168pp

Prezzo Cartaceo: 27,50 €

Prezzo e-book: 9,99 €

Il libro ha una prefazione di Tsukamoto Shin’ya regista e attore famoso per la trilogia Tetsuo, per Nightmare Detective o il più recente Kotoko.

La riflessione del saggio prende le mosse dall’attentato alla metropolitana di Tokyo del 1995 ad opera di una setta religiosa Aum Shinrikyo. Questo evento viene preso come simbolico punto zero di una corrente cinematografica contemporanea. Nella riflessione sociale scaturita in giappone dopo l’attentato fecero scalpore l’elevata partecipazione femminile alla setta e il gran numero di giovani universitari e di buona cultura.

Secondo questi giovani, in un mondo regolato dal potere dell’economia, all’individuo non resterebbe che il corpo; avrebbero quindi cercato di definire per sé una nuova dimensione, potenziando il proprio corpo attraverso la scienza e la tecnologia, per trascendere i limiti naturali e sociali e raggiungere una “trasformazione del potenziale fisico umano con il potere delle idee, delle credenze e della meditazione” [Castells] Un’idea che negli stessi anni informava gran parte dell’arte, della letteratura, del fumetto e del cinema giapponesi.

In quegli anni inoltre il Giappone si rivolge nuovamente al resto dell’Asia per la distribuzione e produzione di entertainment che darà vita a una più ampia “cultura asiatica”:

Una cultura che tuttavia viene ancora percepita dall’audience occidentale come un affascinante pot-purri di elementi esotici, a cui vengono abbinate delle etichette di massima per distinguerne sommariamente le origini: “J”, la sigla per Giappone, anticipa quindi ogni ambito culturale nipponico (J-pop, J-horror, J-drama, tra i tanti), così come, per esempio, la “K” connota i prodotti coreani.

L’intento del libro:

Il criterio di selezione deii contenuti e delle opere di questo libro è nato in corso d’opera: si riferisce alla cinematografia a cui ha accesso il pubblico occidentale, in base a una cernita tra i titoli discussi in differenti siti internet e blog di varia natura. Quasi tutti i film qui trattati sono dunque visionabili […]Tuttavia, dalle informazioni colte attraverso interventi appassionati degli utenti amanti di questo cinema (nonchè dei suoi detrattori), a volte si evidenzia la mancanza di elementi che permettano di connettere coerentemente questi film tra loro e alla cultura del loro paese d’origine, una lacuna che questo libro tenta di colmare.

Il libro è poi diviso in quattro macro capitoli:

1 -Il sovrannaturale

Il corpo vilato e contaminato, il varco socchiuso tra i mondi dei vivi e dei morti, le presenze fantasmatiche e orrorifiche, l’icona di donna-demone, tutti questi sono elementi che risalgono agli albori del mondo, secondo la cosmologia nipponica.

2 -Psycho:

E’ il territorio delle devianze e delle allegorie, delle paure inconsce e delle attrazioni feticistiche, che richiama spesso un pubblico diverso da quello che decreta il successo dei film sul sovrannaturale

3 -Materia, Scienza e Tecnologia

L’idea fondamentale che ogni individuo sia solo un elemento del meccanismo generale e che la sua partecipazione al disegno complessivo sia, allo stesso tempo, minima e di grande rilevanza.

4 -La violenza nelle logiche di mercato: cinema action ed erotico

Mentre il palinsesto televisivo ha continuato per lo più a indirizzarsi a donne e bambini, contemplando in particolare drammi di ambiente contemporaneo o in costume, cartoni animati, commedie e film romantici, il fenomeno delle catene di negozi di video-noleggio (tra le principali, la Tsutaya), esploso in Giappone verso la metà degli anni ottanta, si era dall’inizio diretto a un target prevalentemente maschile, proponendo prodotti legati soprattutto all’action, all’erotismo e all’animazione erotico-violenta.

Ho trovato il volume estremamente interessante, accessibile e compatto. L’autrice riesce a immergere i film in un tessuto sociale, culturale e cinematografico. Attraverso riferimenti che vanno dalla mitologia giapponese agli episodi più rilevanti di cronaca nera l’autrice riesce ad agganciare i simboli cinematografici a una materia più concreta. Ad esempio: Sadako di the Ring manda riferimenti sia agli yurei che al mito di Izanami e Izanagi. Oppure l’influenza che i delitti di Miyazaki Tsutomu hanno avuto sul termine “otaku” e sulle ansie collettive. O ancora una descrizione del panorama criminale dagli yakuza, ai motociclisti bosozoku.

Io non sono un’esperta nè di cinema, nè di horror però ho trovato questo libro immensamente interessante, divertente e ricco. Si va da The Ring a Godzilla, da Evangelion a Love & Pop, dai pazzi film di Miike a quelli ancora più pazzi di Satoshi Kon, dalla ferocia di Tetsuo ai disturbi di Cold Fish. Alla fine quello che resta è un’idea più precisa dei riferimenti culturali e un’immagine per sommi capi dei registi emergenti e delle nuove tendenze filmiche.

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