Womenomics

This is a contribute from TEDxTokyo 2011. I just founded.
The relator is a persuasive and competent economist (actually she was Chief Japan Equity Strategis several times).
The speech is about women at work. Better, women that doesn’t work. The Italian statistics are even worst than the japanese so I found it really inspiring and courageos.
Enjoy
here the link

Lascia un commento

Archiviato in Giappone, Italia, Società

Shodo “Mottainai”

“Mottainai! (oh, che spreco!)”
riflessioni sul tema da parte dell’accademia di calligrafia Ruimo
http://www.shodo.it/a-milano-mottainai-oh-che-spreco/
Da martedì 17 a domenica 22 aprile 2012
presso la Libreria Azalai,
via Gian Giacomo Mora 15
Milano

giovedì 19 aprile dalle ore 18.00 rinfresco calligrafico

Lascia un commento

Archiviato in Uncategorized

MangArt

Ho da poco finito di leggere il libro “MangArt” di Cristian Posocco edito da costa&nolan (18,60 euro). E’ un libro breve che riesce a svolgere tre compiti: il primo è riassumere la storia del manga contestualizzandolo all’interno della storia del fumetto globale.

In secondo luogo vengono rivelati alcuni aspetti non direttamente legati alla creazione del fumetto quanto alla sua produzione, commercializzazione e ricezione da parte del pubblico che aiutano a comprendere il perché di certe scelte o delle diversità dal fumetto occidentale.

Infine, attraverso numerosi esempi e con una base teorica radicata nella semiotica e nella critica estetica, vengono riassunti i tratti caratteristici del fumetto quali la composizione della tavola, la gestione del tempo, i fondali, le linee cinetiche e così via.

Il punto forte del libro sono, a mio avviso, senz’altro le analisi dettagliate delle tavole. Questo perché è assai raro, in ambito amatoriale o professionale, trovare la competenza e l’attenzione necessarie per valorizzare un’opera manga sia in una recensione, sia in uno studio generale. Invece leggendo quelle analisi si ha la netta percezione che anche il manga possa essere “maneggiato” con senso critico come ogni Arte.

Riporto qui un lungo estratto dal capitolo “Strutture nel manga. Struttura esterna” senza note e senza parte delle figure.

MangArt. Forme estetiche e linguaggio del fumetto giapponese
Autore: Cristian Posocco
Editore: Costa&Nolan
2005
Prezzo: 18,60

Il Paese dei Fumetti

Il Giappone è il primo produttore e consumatore mondiale di fumetti. Essi vengono pubblicati in apposite riviste contenitore ad altissima tiratura, contenenti diverse centinaia di pagine, stampate su carta di bassa qualità, pubblicate a cadenza regolare (settimanale, quindicinale, mensile) e commercializzate a prezzo popolare. In ognuna di esse vengono serializzati diversi manga, al ritmo di un episodio di sedici-venti pagine per ogni uscita. I manga maggiormente apprezzati dal pubblico vengono successivamente raccolti e ripubblicati in volumi di circa duecento pagine chiamati tankobon, caratterizzati, a differenza delle riviste, da ottime carta e stampa e da una lussuosa sovracoperta patinata. I titoli di maggiore successo possono in seguito godere di ristampa, a volte in formati alternativi al tankobon canonico, come il formato tascabile (bunkobon) o il volume da collezione con copertina rigida (tokusei waido han – 特性ワイド版 cioè edizione speciale wide).

Mezon Ikkoku edizione tokusei waido

Tornando però alle riviste, se ne trovano innumerevoli, pubblicate da un fitto sottobosco di case editrici più o meno rilevanti. Tuttavia, la stragrande maggioranza del mercato è dominata da quattro colossi editoriali: Hakusensha, Kodansha, Shogakukan e Shueisha (in ordine strettamente alfabetico), le quali, da sole, si spartiscono i tre quarti circa del mercato totale. A ciò aggiungiamo che l’incidenza dei manga e delle riviste di manga all’interno del mercato editoriale nipponico non ha paragoni nel mondo: si pensi che nel 1997 i manga rappresentano il trentotto per cento del totale delle pubblicazioni editoriali e librarie nipponiche, con un’incidenza del ventidue per cento sul fatturato, e che a metà degli anni Novanta la più popolare delle riviste di manga, “Shukan, shonen, jump” vendette una media di 6,53 milioni di copie ogni settimana. Il fatto che, come abbiamo visto in precedenza, queste riviste siano innumerevoli, è dovuto anche ai diversissimi tipi di pubblico di riferimento, e quindi esse devono rispondere a diverse esigenze e adoperare diversi linguaggi. Tale situazione ha di certo pesato, direttamente o indirettamente, nello sviluppo dei codici peculiari del manga.

La prima, fondamentale caratteristica di queste riviste antologiche giapponesi è che sono di gran lunga più grandi rispetto agli albi monografici occidentali, contengono molte più pagine e un gran numero di fumetti. Qual’è la conseguenza pratica di ciò, dal punto di vista del processo creativo? Gli autori americani ed europei si trovano nella condizione di dover concentrare in poco spazio una quantità di eventi tale da poter racchiudere un intreccio compiuto (gli albi monografici occidentali sono solitamente autoconclusivi) e in grado di catturare l’interesse dei lettori. Ciò non accade in Giappone, dove la lunghezza di ogni episodio di una singola serie è troppo breve per poter presentare un intreccio complesso e finito, e dove la gran quantità di diverse serie all’interno di una stessa rivista basta da sola a catturare l’interesse del lettore, a evitarne la noia. Gli autori giapponesi si trovano dunque, al contrario dei colleghi occidentali, nella situazione di non dover concentrare gli eventi narrati, bensì di poterli dilatare a seconda delle loro esigenze.

La manipolazione del tempo diegetico

Questa differenza nella scansione del tempo è un’altra delle differenze fondamentali fra il manga e il fumetto occidentale. Si guardino per esempio le figure 1 e 2. La prima ritrae una tavola di Dylan Dog, uno dei fumetti italiani più noti e popolari, mentre la seconda è tratta da Mezon Ikkoku, commedia romantica di Rumiko Takahashi.

Figura 1

La prima differenza, immediatamente visibile anche a un’osservazione superficiale, consiste nello spazio assegnato ai dialoghi: molti e fittissimi nella prima tavola, pochi e decisamente scarni nella seconda. Questo perché nel primo caso vi è la necessità, da parte dell’autore, di condensare in poco spazio il maggior numero possibile di informazioni, e non vi è nulla di meglio, per riuscirci, se non far parlare molto i personaggi. Nel secondo caso questa necessità non sussiste e dunque l’autrice può ben utilizzare lo spazio a sua disposizione onde approfondire alcuni piccoli dettagli.

Figura 2
Nei balloon viene detto:
"scusa Soichiro san" - "eri preoccupato?"
"domani" - "diremo addio a Mitakasan"
"Godaisan" - "mi chiedo dove sia finito"
"aaah, papà non dovevi preoccuparti"
"uff, che noioso!"

Ma la differenza maggiore sta nella distinzione fra tempo di lettura e tempo diegetico. Il tempo di lettura è, ovviamente, il tempo che impiega il lettore a leggere l’intera pagina. Questo tempo è molto superiore nella prima delle due tavole, proprio per la ricchezza di informazioni e la concentrazione necessaria per codificarle e ordinarle, mentre nella seconda basterebbe anche uno sguardo veloce per “leggerla” completamente. Più complesso è invece il discorso sul tempo diegetico, ovvero il tempo trascorso all’interno della narrazione. Osserviamo di nuovo la figura 1, e proviamo a calcolarne il tempo diegetico. Il tempo che si impiegherebbe a pronunciarne le battute è di un minuto, due minuti al massimo, ma i personaggi compiono anche delle azioni. Il ragazzo, per esempio, riceve delle foto, che la donna deve avere estratto in un momento non raffigurato; le sfoglia con attenzione; e infine comincia ad armeggiare con il computer. Ognuna di queste azioni necessita un certo tempo per essere compiuta, e in più fra esse potrebbero esserci delle pause che non ci vengono mostrate. Verosimilmente, dunque, la scena mostrata dovrebbe durare circa tre-quattro minuti. Concentriamoci ora sulla figura 2. Per leggerne le battute bastano non più di venti secondi. Ma a quanto ammonterà la durata del tempo diegetico? Il cane annusa il viso della donna che, a sua volta, lo abbraccia, si “confida” con lui, volge lo sguardo al cielo e, mentre fissa il volo degli uccelli, rimugina preoccupata sull’assenza di un suo inquilino: personaggio che ritroviamo nell’ultima vignetta, all’interno di un’auto (non lo vediamo, ma dalle battute capiamo che è lui). Fra la quinta e la settima vignetta, un’inquadratura dall’alto dei tetti della città serve a operare un cambio di scena e a inserire al contempo una durata, e fa sì che si abbia l’impressione che la scena dell’auto non si svolga proprio contemporaneamente ai pensieri della donna, ma a una certa distanza cronologica. In totale, quanto tempo è passato ? Stabilirlo è impossibile, ma l’impressione che si ottiene è che la scena sia molto lunga, che la protagonista rimanga assorta nei suoi pensieri a lungo prima di abbracciare il cane, e che a lungo rimanga a contemplare il cielo. Ciò principalmente perché, a differenza che in figura1 qui le pause ci vengono mostrate, iin quanto ciò facilita l’approfondimento psicologico dei personaggi; e la presenza di queste dilata notevolmente il tempo diegetico. Riassumendo, abbiamo notato come il tempo nel fumetto occidentale, a causa della necessità di concentrare informazioni, abbia una durata che usualmente si avvicina a quella del tempo di lettura, mentre nei manga prevalga la scansione di un tempo diegetico differente dal tempo di lettura.

Da espediente a motivo stilistico

Questa tendenza alla dilatazione ha anche altre radici. I mangaka, costretti a ritmi di lavoro forsennati a causa della strettissima periodicità cui sono sottoposti, cominciarono a escogitare furbescamente alcuni espedienti utili a guadagnare tempo riducendo la quantità di lavoro da svolgere nei tempi prestabiliti. Ecco che dunque alcuni mangaka, in particolare autrici di shojo manga, cominciarono a sostituire talune vignette con brevi commenti, o con istantanee dei personaggi ritagliate da altre vignette: ciò riduceva la mole di lavoro e poteva venire camuffata come scelta estetica.

Figura 3

Certi autori addirittura inseriscono a bordo pagina uno yonkoma disegnato piuttosto grezzamente che ritrae i protagonisti del manga o l’autore stesso e i suoi assistenti in situazioni comiche o, addirittura, come riempitivo per i volumi monografici, delle brevi storielle incentrate sui membri del proprio staff (fig. 3). Ma l’espediente più comune è l’eliminazione completa dell’ultima tavola di narrazione, con l’inserimento, al suo posto, di uno schizzo o di una piccola vignetta satirica o pin-up (fig. 4) che riprende uno o più personaggi o una situazione particolare dell’episodio appena concluso. Con il tempo questi espedienti hanno finito con il trasformarsi in motivi stilistici, elementi caratterizzanti. Il lettore ha ormai familiarizzato con questi elementi, li riconosce come propri del linguaggio dei manga, si aspetta di ritrovarli durante la lettura. Ciò ha portato indirettamente un forte giovamento anche al processo iterativo, da sempre fondamentale per catalizzare l’attenzione e il seguito dell’audience.

Figura 4

Lascia un commento

Archiviato in Giappone, Italia, Libro, Manga, Storia, Uncategorized

L’italia in Giappone

Il libro “Occidentalismi. La narrativa storica giapponese” di Toshio Miyake tratta la definizione di Occidente e di “identità” visto dal Giappone con particolare attenzione all’Italia. Nello specifico l’autore usa come strumento di analisi l’opera della scrittrice Shiono Nanami che ha scritto numerose opere sull’Italia dell’impero romano e del Rinascimento tra cui varie biografie sia di personaggi storici come Macchiavelli sia di città come Venezia. Ho trovato particolarmente divertente e interessante il seguente estratto che propongo qui senza le note e con alcuni arbitrari tagli.

L’Italia: da paese più stupido a paese più amato

Il protagonista che dà il nome all'opera è l'Italia. Il titolo è, infatti, un gioco di parole tra il nome della nazione e il termine giapponese "Hetare" (goffo, maldestro). Secondo lo stereotipo nazionale, Italia è un ragazzo allegro e ingenuo che ama follemente la pasta e le belle ragazze. Per la disperazione del suo alleato Germania, non è una nazione bellicosa, e per questo subisce spesso le angherie degli altri paesi.

Lo stato di scarso interesse per l’Italia, o comunque di interesse nel migliore dei casi mediato dallo sguardo mittel e nordeuropeo prima e statunitense poi, è durato grosso modo inalterato fino ad anni recenti. Nonostante nel dopoguerra fossero aumentati i contatti diretti con l’Italia, le informazioni, gli studiosi di lingua italiana, gli specialisti accademici, e si fossero pian piano differenziati gli interessi per il Bel Paese, ha continuato a prevalere nel senso comune la medesima immagine ambivalente dell’Italia: superiorizzabile in quanto occidentale, ma anche inferiorizzabile per i suoi aspetti contemporanei ritenuti pre-moderni (mafia, corruzione, instabilità politica, disfunzionalità delle infrastrutture ecc.).

Ancora nel 1986, secondo un sondaggio informale condotto da Dime, una rivista mensile rivolta a giovani business-men, gli italiani sono stati votati come il popolo più stupido al mondo. Le ragioni: sono troppo euforici, scioperano sempre, le donne sono brutte, gli uomini corrono dietro alle donne, non lavorano e pensano solo a mangiare.

Aria di Kozue Amano edito inn Italia da Star Comics. La storia si svolge su Marte ma nella città di Neo-Venezia e le protagoniste lavorano come gondoliere!

Venti anni dopo, nel 2006, emerge un’immagine molto più positiva, rilevata da un sondaggio comparativo commissionato dalla Camera di Commercio Italiana in Giappone. Gli Italiani sono considerati rispetto ad altri occidentali (Americani, Inglesi, Tedeschi, Francesi, Spagnoli) i più gentili, creativi, e fisicamente attraenti, ma anche i più emotivi e irresponsabili, facendo dell’Italia il paese dove la maggior parte dei Giapponesi vorrebbe vivere. Altri sondaggi confermano l’Italia come meta turistica più attraente. Nel 2008, un sondaggio nazionale dell’NHK, l’azienda pubblica radio-televisiva, promuove l’Italia al secondo posto fra i paesi stranieri più amati, dopo l’Australia, facendo registrare un netto miglioramento rispetto al dodicesimo posto segnalato nel sondaggio precedente del 1983. Dato ancora più importante in prospettiva futura, è che l’Italia risulta addirittura prima se si considerano le fasce giovanili (16 – 29 anni) o quelle femminili (16 – 59 anni).

Che cosa è accaduto in questo ventennio, da avere ribaltato così drasticamente l’idea dell’Italia in Giappone?

Il manga Gunslinger Girl edito in Italia da D/Visual è ambientato in Italia e ha numerosi riferimenti al film Vacanze Romane (ma parla di bambine che fanno i sicari e non credo ci sia un violino in quella custodia!).

Il boom italiano nel Giappone contemporaneo

In Giappone, nei primi anni Novanta, ha avuto luogo una vera e propria esplosione di popolarità dell’Italia, che ha raggiunto il suo apice intorno al 1997. La gastronomia, la moda, il calcio, il design, la lingua italiana, i viaggi in Italia sono gli elementi trainanti di questa improvvisa e ancora perdurante popolarità. Le ragioni del fenomeno sono in parte analoghe al successo internazionale del Made in Italy, favorito dalla rivalutazione della produzione artigianale e industriale italiana, che ha portato negli anni Ottanta i prodotti italiani a eccellere nella competizione internazionale. Tuttavia è anche vero che in Giappone si tratta di un fenomeno, forse senza pari nel mondo per dimensioni e intensità, riconducibile anche all’intersezione di specifici fattori interni.

Il boom italiano è all’inizio un fenomeno soprattutto femminile e di consumo, in gran parte attivato e amplificato dalle riviste di moda e di life style, che in Giappone sono fondamentali nel creare nuove tendenze, gusti, e indirizzare le scelte dei consumatori. In particolar modo va segnalata la rivista femminile Hanako, negli anni Novanta una sorta di bibbia dei nuovi trend giovanili, alla quale si attribuisce il ruolo di aver lanciato sul mercato la prima moda della cucina italiana. Nell’aprile del 1990 dedica uno speciale al tiramisù, che impone in breve tempo il dolce come una vera e propria ossessione nazionale. Si inaugura così il boom della cucina italiana come trendy, giovane e informale, contribuendo a deporre la più formale cucina francese quale simbolo della cucina europea.

Bambino! è un manga inedito in Italia che narra le vicende di Shogo Ban, giovanissimo cuoco di provincia di grande talento. Su consiglio del suo capo cuoco, Ban si recherà a Tokyo per affinare le proprie qualità... Ma non in un ristorante qualsiasi, bensì nel miglior ristorante italiano a Tokyo, trattoria Baccanale.

Sullo sfondo di tutto questo, c’è prima di tutto la ristrutturazione del mercato del lavoro, con l’immissione ormai universale delle donne nel mondo del lavoro e, soprattutto, la loro affermazione come protagoniste assolute dei nuovi consumi metropolitani e globalizzati. Le donne rimangono ancora in gran parte escluse dai percorsi di carriera, ma proprio per questo devono dedicare meno tempo al lavoro rispetto ai loro colleghi maschi. Continuano a vivere con i loro genitori, rimandano il più a lungo possibile il matrimonio, godendosi a pieno il nuovo potere d’acquisto investito nel tempo libero. Ad aumentare poi esponenzialmente questo potere d’acquisto nei confronti dei prodotti italiani, vi è il drammatico incremento di valore della valuta giapponese, lo yen, che proprio nel quinquennio 1990-95 arriva quasi a triplicare il suo valore nei confronti della lira. Ciò rende accessibile a una cerchia molto estesa dei ceti femminili medi viaggiare anche più volte in Italia e fare shopping di griffe italiane a Milano, Venezia, Firenze o Roma.

Di fronte al ruolo predominante delle donne nel boom italiano, si assiste anche da parte maschile a un crescente interesse per il Bel Paese. Continua la passione per l’automobile italiana come oggetto unico ed esclusivo. Nonostante le immatricolazioni ridotte, modelli che vanno dalla Fiat 500 fino alla Ferrari o alla Lamborghini, fruiscono di un’aura distintiva, attribuita all’eccellenza del design e alla competitività sportiva, ulteriormente rafforzata dai successi della Ferrari nella Formula Uno a fine anni Novanta.

Capitan Tsubasa Kaigai - Gekito Hen in Calcio
È uno speciale seguito del manga Golden-23 in cui le squadre di Hyuga (Mark Lenders) e Aoi (Rob Denton), l'Albese e la Reggiana si scontrano nel big match decisivo per la promozione in Serie B. Lo speciale, che assume le sembianze di una miniserie di 24 capitoli, è stato pubblicato in due tankoubon, usciti entrambi in Giappone il 19 Maggio 2010 (Wikipedia)

Ancora maggiore passione suscita il calcio italiano. Nel 1993 nasce la J-League, il primo campionato professionistico di calcio in Giappone, sostenuto da un’imponente operazione di marketing da parte di promotori e mass-media. Nel giro di pochi anni il calcio, fino ad allora sconosciuto, si impone come uno sport popolare, al pari del baseball e del sumō, la tradizionale lotta giapponese. Sono questi gli stessi anni del massimo splendore della serie A italiana, il campionato più ricco del mondo, popolato dalle più note star calcistiche, il Milan di Arrigo Sacchi, la Juventus di Totò Schillaci, e poi di Roberto Baggio, diventano i modelli da imitare a da sognare per milioni di nuovi appassionati. A ciò si aggiunge l’ulteriore copertura mediatica della Serie A, indotta dall’arrivo del calciatore Nakata Hidetoshi e dalla sua affermazione internazionale proprio attraverso l’attività in squadre italiane (Perugia, Roma, Parma, Bologna, Fiorentina; 1998 – 2005).

Un altro aspetto contingente, particolarmente curioso, è il successo della lingua italiana, che ha portato un anonimo istruttore di un programma trasmesso dall’emittente pubblica NHK (Itariago kaiwa, イタリア語会話 1991 – 2005), a diventare una vera e propria star mediatica. Girolamo Panzetta, originario di Avellino, ha fatto dello stereotipo dell’italiano mangia-pizza, allegro furfantello ed elegante sciupafemmine il suo marchio di fabbrica. Prima, per spettacolarizzare il formato televisivo noioso dei programmi televisivi di lingua straniera; in seguito per sfruttare questa iniziale popolarità nel diventare opinionista onnipresente sull’Italia, modello, autore di una ventina di libri, tanto da contendere a Leonardo da Vinci il primato di italiano più noto in Giappone.

[…]

Cesare di Fuyumi Souryo edito in Italia da Starcomics è una dettagliata biografia di Cesare Borgia.

Occidente”, “Italia” e “Giappone”

[…]

L’Italia attrae perché vista come la culla della civiltà del tanto temuto e amato Occidente, ma anche perché al presente non incute soggezione come gli Stati Uniti, l’Inghilterra o la Germania, essendo ritenuta arretrata rispetto al Giappone.

Le icone contemporanee dell’Italia nel senso comune più diffuso, infatti sono connotate da aspetti in sostanza pre-moderni e rivestite da un’aura di autenticità tradizionale: l’associazione alla famiglia e all’amore romantico della cucina; l’artigianalità della moda e del design; l’arte rinascimentale; i monumenti storici; i paesaggi assolati; la passionalità della lirica e del calcio; e più in generale, la gente allegra, spontanea, divertente.

Si tratta di un “Italia” costruita da un gioco ambivalente di superiorizzazione (il suo passato) e di inferiorizzazione esotica (il suo presente), che concorre a configurarla come un “Occidente” orientalizzato. Ed è proprio questa configurazione ambivalente che risulta seducente per una certa retorica popolare di alterità e identità culturale, in altre parole, l’altro italiano è seducente perché consente a uno specifico discorso identitario di posizionare il “Giappone” in modo strategicamente vantaggioso rispetto alle difficili tensioni filo e anti-occidentali indotte dall’Occidentalismo moderno.

わが友マきアヴェリ - Il mio Amico Macchiavelli di Shiono Nanami

Naturalmente esistono molte altre voci sull’Italia, più o meno discordanti. Esse vanno dall’ammirazione viscerale, eloquente in titoli di libri quali Come diventare italiani o Perché gli italiani sono felici, fino a comprendere toni più razzisti, visibili nel Web, con forum intitolati “E’ ridicolo considerare gli italiani dei bianchi”. Tuttavia, a prescindere dalle posizioni più estreme, è da notare un crescente apprezzamento dell’Italia motivato adesso anche dalla sua modernità sui generis e dal suo conseguente stile di vita.

Questa prospettiva era già diffusa fra studiosi progressisti attratti da Antonio Gramsci, l’Eurocomunismo, Antonio Negri e l’Ulivo, ma in anni recenti è confluita nella più generale disaffezione nei confronti del modello di modernità made in Japan oMade in USA. La perdurante recessione economica iniziata negli anni Novanta e la crescente consapevolezza dei costi sociali indotti della modernizzazione postbellica, ha favorito l’interesse per aspetti molteplici della contemporaneità italiana: il decentramento amministrativo, l’Italia dei mille comuni, la differenziazione regionale, la cultura del bar, lo slow food, l’agriturismo, ecc. Il passato e la tradizione continuano a essere apprezzati, ma adesso anche il presente italiano non è più giudicato secondo il criterio di una presunta superiorità della modernità giapponese o statunitense. La diversa modernità italiana sta diventando il ricettacolo sia di proiezioni nostalgiche circa uno stile di vita più autentico e rilassato, sia di indagine per individuare una modernità alternativa e sostenibile.

[…]

—————————————————————————————————————————

Piccola nota personale: il libro di Miyake prosegue con un’analisi dell’opera di Shioni Nanami, scrittrice si romanzi storici, le cui numerose opere sono quasi interamente ambientate in Italia. Nanami risiede da anni in Italia, e gode di grande fama in patria.

E’ stata insignita dell’onorificenza Grande Ufficiale dell’Ordine di Merito per la sua opera di divulgazione della cultura italiana in Giappone.

Ora, sorge spontanea una domanda: ma perché, la Ikeda che ha avuto un’onorificenza del tutto simile in Francia per il solo Versailles no Bara conosciuto come Lady Oscar è famosa ovunque, senz’altro in tutta Europa e Shioni Nanami non si è vista pubblicare nemmeno un libro in Italia?

Perché?!

Di sicuro il genere del romanzo storico è popolare anche qui da noi, quindi…

Occidentalismi. La narrativa storica giapponese
di Toshio Miyake
2010
Libreria Editrice Cafoscarina
18,00 euro

Lascia un commento

Archiviato in Arte, Giappone, Italia, Letteratura, Libro, Società, Storia

Shuten Dōji – 酒呑童子 – The Drunken Demon

On Mount Oe, northwest of Kyoto, there lived a giant demon who terrorized the capital, abducting all beautiful maidens. When a daughter of aristocrat Ikeda Kunimasa disappeared, he consulted the famous seer (onmyoshi) Abe no Seimei (921 – 1005) to learn where his daughter had been taken. Seimei revealed that she was imprisoned within the demon’s mountain palace.

The emperor ordered Minamoto no Yorimitsu (948 – 1021), known as Raiko, and his five trusted retainers to rescue the maidens and rid the land of this scourge. Before setting out they made a pilgrimage to three shrines – Hachiman, Sumiyoshi, and Kumano -  to pray for a successful mission. They were rewarded for their piety, encountering avatars of the gods of these shrines who guided them deep into the mountains and gave them powerful tools with which to carry out their task: poisoned sake and a golden helmet. The gods created a tree bridge over a deep ravine and led Raiko and his men to the bank of a rapidly flowing river. Just before departing, the gods instructed the warriors to climb the adjacent mountain. During their ascent, they met a woman washing bloody clothes who told them the location of the demons residence.

Strange-looking creatures led them inside the compound, where they were greeted by the demon, He was gigantic – nearly ten feet tall – but had a boyish kamuro hairstyle (similar to kappa’s hairstyle). The demon, who was flanked by two maidens, one of whom was Kunimasa’s daughter, treated them to a macabre feast of sashimi made with human flesh, washed down with goblets of blood. The demon’s subjects entertained the guests and were even joined by one of the heroes, Sakata no Kintoki who was a gifted dancer. Having earned the demon’s trust, Raiko offered him and his retinue the poisoned sake. The host became drunk and disappeared into his chamber, while his subjects fell ill from the poison.

shutendoji particolare

 

With their captors incapacitated, the terrorized maidens told the warriors their story and offered to lead them deep inside the mansion to find the sleeping demon. The warriors donned their armor and took up their weapons. The three gods who had helped them along the way reappeared to break through a strong iron gate that stood in their way. The warriors found the demon sleeping in his chamber, attended by and abducted maiden. Raiko chopped off the demon’s head, which flew into the air and landed on his own, but his life was saved by the gods’ golden helmet. Raiko and his entourage conquered the demon’s subjects and rescued scores of maidens who had been imprisoned in caves throughout the compound. The brave warriors and maidens returned to the capital, carrying the vanquished demon as their trophy, and the ladies of Kyoto could thereafter sleep in peace.

 

———————————————————————————-

The literal translation of shuten doji is “drunken boy”, alluded to in the scroll by the boyish haircut of the demon, who becomes monstrous when he consumes alchohol. There are two versions of the tale, one that identifies Mount Oe (Oeyama), situated between Tanba and Tango provinces (northwest of Kyoto), as the demon’s mountain abode, and another that suggests he lives on Mount Ibuki (Ibukiyama), located between Omi and Mino provinces (southwest of Kyoto). Recent scholarship has suggested that the demon’s original residence might have been at Oi-no-saka (The Slope of Aging), at the northeast entrance of Kyoto on the border  between Tanba and Yamashiro provinces.

 

Numerous illustrated handscrolls of The Drunken Demon have been produced since the Muromachi period. The story entered the kano school‘s repertory in the early sixteenth century with a version of the subject by Kano Motonobu (now Suntory Museum of Art, Tokyo) and it remained popular among Kano artists throughout the Edo period. However, this version from the New York Public Library exhibits an animated quality that belies the academic style of the Kano. The painter identified by the seal “Motosada”, is Kaiho Yuchiku (1654 – 1728). The vivacious movement and exaggereted forms created by the third generation of the Kaiho school perfectly embody the gruesome story

 

fonte

Lascia un commento

Archiviato in favola, folklore, Giappone, Letteratura

22° Festival Cinema Africano, Asia e America Latina

A MIlano dal 19 al 25 Marzo

Un appuntamento ormai storico per gli appassionati del cinema del sud del mondo, l’unico festival in Italia interamente dedicato alla conoscenza della cinematografia, delle realtà e delle culture dei paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina. Oltre 50 nazioni rappresentate, circa 80 tra film e video proiettati.

Il programma del 22° Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina prevede le ormai consuete due sezioni competitive Concorsi Finestre sul mondo – aperte ai lungometraggi di fiction e ai documentari di Africa, Asia e America Latina  - e due concorsi riservati esclusivamente all’Africa: il Concorso per il Miglior Film Africano e il Concorso per il Miglior Cortometraggi Africano (aperto a fiction e documentari).

Qui il link del festival

Non hanno ancora messo il programma ma si prospetta interessante e qui sul blog dell’organizzazione ci sono ulteriori informazioni che riporto:

Festival Center: (wo)men at work

Il Festival si sta avvicinando, la programmazione si sta delineando e le sezioni stanno prendendo forma. Già ci pregustiamo il sapore di tanti bei film che coloreranno la nostra Milano dal 19 al 25 Marzo 2012.

Ma il Festival non è solo l’occasione di poter vedere film inediti dall’Africa, dall’Asia e dall’America Latina, non è solo rumore di biglietti staccati nelle sale, buon profumo di poltrone e pellicole e piacevoli incontri e conversazioni post-cinema. È molto di più.

Anche per la prossima edizione – ormai alle porte – il Festival avrà la sua “casa” al Festival Center, presso La casa Del Pane di Porta Venezia, che aprirà le sue porte al pubblico martedì 20 Marzo 2012.

Il Festival Center, fin dalla sua prima edizione nel 2008, si offre come spazio extra-cinematografico. Nel cuore della città che si risveglia, diventa occasione per incontrarsi, per rilassarsi, per fermarsi un momento – o un po’ di più – tra una proiezione e l’altra, per scambiarsi quattro chiacchiere davanti ad un caffè, visitare le mostre che animano gli spazi e partecipare alle varie iniziative proposte.

Dunque, il lavoro è in progress, il programma è quasi definito, molte le novità e gli appuntamenti… non distraetevi!

Vi aspettiamo.

Lascia un commento

Archiviato in Cinema, Evento, Giappone, Milano

Taishokan Monogatari

Fujiwara no Kamatari - il nostro eroe

Fujiwara no Kamatari (614-669), il capostipite della potente famiglia Fujiwara, fu onorato della nomina alla carica di Taishokan (anche Daishokukan, significa grande cappello intessuto così) dall’imperatore Tenchi (626 – 671). Kamatari fece una visita al tempio privato  di Kasuga e fece voto di costruire una Sala Dorata al tempio Kofukuji di Nara. Egli aveva molte figlie; la più grande, Komiou, era già  sposata all’imperatore Shoumu quando l’imperatore cinese Taizong(599 – 649) inviò un emissario imperiale in Giappone per richiedere la mano della seconda figlia, Kouhakunyo, famosa per la sua eccezionale bellezza.

Imperatore cinese Taizong

Kamatari accettò la proposta e mandò la figlia in Cina. Le preparò trecento navi, due delle quali con interni riccamente adornati e prore magnificenti; una con la forma di una testa di dragone, l’altra con la testa di una fenice. L’imperatore Taizong diede il benvenuto a Kohakunyo, insieme ai Ministri della Destra e della Sinistra, svariate donne della corte e un centinaio di ufficiali, la accolsero al porto cinese di Mingzhou e la scortarono al palazzo nella capitale, Chang’an.

Passarono gli anni e Kamatari soddisfò la sua promessa di costruire la Sala Dorata nel Kofukuji, nella quale risiede la statua dorata di Shakyamuni Buddha. L’imperatrice Kohakunyo desiderava mandare al padre un prezioso gioiello da sistemare tra i bianchi capellli sulla fronte del Buddha, così da illuminare l’universo che emana dal suo essere. Guidati dal generale Wanhu, i soldati cinesi partirono per il Giappone con il gioiello. Ma gli Otto Re Dragoni (Hachidai Ryūō) erano in agguato complottando il furto.  Innanzitutto mandarono dei guerrieri Asura ad attaccare i soldati, i quali riuscirono coraggiosamente a resistere a numerose battaglie navali. Determinati a rubare il gioiello i re drago mandarono la principessa drogone Koisainyou a sedurre Wanhu da una barca in legno. La sua barca approcciò quella del soldato in prossimità di Sanuki nello Shikoku. Il generale cinese fu rapito dalla bellezza della principessa Koisainyo che con abilità riuscì a fuggire con il gioiello, portandolpo con sè nelle profondità marine, nasconsto nel Palazzo del Drago.

Costernato Kamatari si recò da Fusazaki, a Sanuki, con la speranza di recuperare il dono della figlia. Sistematosi lì, egli sposò una pescatrice di perle, tenendo nascosta la propria identità. Kamatari visse con la donna in una capanna per tre anni e ebbe un figlio con lei. Quando, un giorno, la donna realizzò che suo marito era lo Taishokan si offrì volontariamente di immergersi fino al Palazzo del Drago in cerca del gioiello, il quale era strettamente sorvegliato.

Kamatari escogitò un piano: organizzò una sontuosa celebrazione su una magnifica nave, ingannando i Re Dragoni e facendo loro credere che si trattasse del paradiso buddista della Terra Pura e attirandoli lontano dal loro nascondiglio. Dopo averli allontanati la moglie di Kamatari, legata ad una corda di cinque colori (goshiki no ito*) si tuffò in mare per recuperare il gioiello. Sulla via del ritorno però la donna fu scoperta da una guardia dei draghi. Lottò coraggiosamente ma non avrebbe mai potuto sconfiggerlo. Tuttavia riuscì a non fallire nella sua missione, infatti, quando il suo corpo fu tirato fuori dall’acqua si scoprì che la donna si era aperta il petto con il coltello per nasconderci dentro il gioiello. Grazie al suo atto eroico il gioiello arrivò al tempio e venne posato nella fronte del Buddha Shakyamuni che illuminò il tempio con la sua saggezza.

La scena madre in un set di shōji scorrevoli dipinti in cui i particolari della donna e il drago si perdono nella magnificanza della scena:

Edo Period (1615 - 1868), 1640-80 Coppia di pannelli scorrevoli a sei ante

La prospettiva cambia drasticamente se si dipinge su rotoli destinato ad una lettura più personale, privata.

Rotolo dipinto del periodo Edo attribuito ad Asakura Juuken

vedere anche questo di Utagawa

*The five basic colors are
Green, Yellow, Red, White and Black.
They refer to the five Skandhas (goshiki 五識), the five Wisdoms (gochi 五知) or the five Buddhas (gobutsu 五佛) as an expression of the various Buddhist teachings. In Japan there was the custom during the Heian period to hang a scroll of Buddha Amida Nyorai in front of a dying person, whith a fivecolored string (goshiki no ito 五色の糸) coming from the hand of the Buddha extending to the hands of the person. If you hold it firmly during your last minutes, you were assured a strait passage to the Paradise of the West (Amida Joodo 阿弥陀浄土).

One of the objects in the hand of a Kannon with 1000 Hands (Senju Kannon 千手観音) is a Fivecolored Cloud (goshikiun 五色雲).
The water poured over the head of the statue of Shakyamuni as a child during the festival for his birthday on April 8 (kanbutsu-e潅仏会) is called Five Colored Water (goshikisui 五色水).

1 commento

Archiviato in Arte, favola, folklore, Giappone, pittura, Uncategorized